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PSICOANALISI LA TEORIA DELLA RELAZIONE OGGETTUALE


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L'opera freudiana fu davvero pionieristica e gli sviluppi più fecondi ed interessanti sono stati costruiti proprio partendo sulle fondamenta da lui gettate.  Gli sviluppi successivi della psicoanalisi si orientarono verso:

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a) la nascita, in America, della teoria dei "modelli di cultura" (Adler, Horney, Fromm) e della teoria interpersonale della psichiatria (Sullivan);

b) l'elaborazione, in Gran Bretagna, di un orientamento teorico che volle risalire, nella sua indagine, oltre la situazione edipica per indagare la relazione madre-bambino delle prime fasi di vita, allontanandosi dalla originaria impostazione freudiana biologistiso-istintiva e sottolineando, invece, l'importanza dei fattori sociali e della relazione oggettuale. Tale orientamento tese, inoltre, a sostituire la metapsicologia freudiana degli istinti, il dualismo tra le istanze pulsionali (Es) e quelle egoiche (Io, Super-Io), con una concezione della psiche considerata come struttura unitaria.  Fu, comunque, Ferenczi a riconoscere per primo l'importanza del rapporto primario madre-bambino, su cui fondò la "tecnica analitica del maternage". Egli Aprì la strada ai lavori di Melania Klein, Fairbain, Balint, Winnicott.

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W. D.Fairbain (1889-1964), in particolare, riconobbe la priorità, rispetto agli istinti, dei rapporti oggettuali come fattori determinanti nello sviluppo della personalità, riconoscimento cui Freud non approdò mai. Scopo della libido è l'oggetto non il piacere. Alla base della teoria di Fairbain è il concetto di un Io originario ed unitario che, durante lo sviluppo, subisce un processo di scissione. Le strutture, secondo Fairbain, non traggono energia da una qualche fonte separata. Freud aveva operato, sotto l'influsso della fisica atomistica helmotziana, una separazione tra energia e struttura attraverso la distinzione tra un Es, come fonte delle energie istintive, ed un Io, come struttura organizzata di controllo. Fairbain, al contrario, propone una teoria della "struttura dinamica", in cui energia e struttura non vengono trattate come elementi separati ma, piuttosto, come elementi, solo logicamente distinguibili, di un tutto che è un processo organizzato ed attivo. Fu l'osservazione della personalità schizoide che condusse Fairbain ad allontanarsi dalla teoria fisio-biologica di Freud e ad elaborare una teoria personale e strutturale della personalità che è volta all'ottenimento di buone relazioni oggettuali. Il problema fondamentale della personalità schizoide consiste nella difficoltà ad instaurare relazioni oggettuali libidiche con il mondo esterno, a causa del terrificante pericolo che comportano l'amore e la ricerca di amore. La scissione schizoide è, infatti, dovuta all' intenso bisogno di oggetti che il bambino ha. Quando i bisogni di amore del bambino non vengono soddisfatti, essi diventano così intensi da essere percepiti come pericolosi; il bambino si ritira per timore che il suo amore possa essere distruttivo. Le sue relazioni oggettuali libidiche rimangono confinate al mondo interno e a contatto con gli oggetti interiorizzati. L'Io, originariamente intero ed unitario, si scinde, pertanto, in Io libidico, Io antilibidico ed Io centrale. L'integrità della psiche, l'unità originaria dell'Io viene, dunque, scissa dalle prime esperienze conflittuali con gli oggetti. L' "Io centrale" , che rimuove l' "Io libidico" e l' "Io antilibidico", ha lo scopo di mantenere il bambino in contatto con il mondo, è educabile e sviluppa una coscienza più matura in relazione alla realtà esterna. La causa dei disturbi psicopatologici è l'incapacità della madre di far arrivare al bambino il messaggio che ella lo ama per quello che è. La relazione autentica, che la madre ha nei confronti del bambino, si esprime attraverso il tatto, il respiro, la tensione della pelle. Il rapporto madre-bimbo si snoda su un piano di reciprocità personale. Secondo Fairbain, nessun individuo può aver goduto di una perfetta relazione oggettuale nel periodo della dipendenza infantile; pertanto, nessuno diventa mai completamente libero dallo stato di dipendenza, da una certa fissazione orale e dalla necessità di incorporare i suoi oggetti primari. Sicché in ciascuno è presente una tendenza schizoide o depressiva. Le concezioni di Fairbain si traducono in un diverso modo di avvicinarsi al disagio mentale. Secondo Fairbain, ciò che il paziente cerca, fondamentalmente, è "la redenzione dal suo passato, dai legami coi suoi oggetti interni cattivi" . Perché la terapia sia efficace è determinante non tanto la tecnica quanto piuttosto la qualità della relazione paziente-analista: "In termini della teoria delle relazioni oggettuali, le menomazioni di cui soffre il paziente rappresentano l'effetto di relazioni oggettuali insoddisfacenti sperimentate nei primi periodi di vita e perpetuate in forma esacerbata nella realtà; e, se questa opinione è giusta, il rapporto effettivo esistente tra il paziente e l'analista come persone deve essere considerato in sé stesso un fattore di primaria importanza"

D. Winnicott (1896-1971) Dobbiamo a lui alcuni sviluppi fondamentali della psicoanalisi freudiana e concetti diventati ormai familiari come quelli di "madre sufficientemente buona", di "holding", di "falso Sé", di "oggetto transizionale". Egli può essere considerato lo psicoanalista che sapeva conciliare gli opposti (non è a caso che nutriva molta simpatia per Jung). Sapeva, infatti, mettere insieme lo spirito osservativo del clinico, attento ai fenomeni osservati, ed il suo vissuto interno, il concetto di solitudine dell'essere umano e l'espressione del " vero Sé autentico" , il suo spirito innovativo e, talora, fuori le righe, e la sua fedeltà alle teorie freudiane. Le teorie di Winnicott partono da una riconsiderazione del rapporto madre-bambino, Quando la madre non si limita a soddisfare e a sostenere le esigenze del bambino e non sa andare incontro al gesto del bambino e lo sostituisce, invece, con il suo,il bambino si ritira in sé stesso sviluppando un "falso Sé" di relazione con il mondo. Il "vero Sé" è invece rivolto all'interno, comunica in modo silenzioso con gli oggetti interni e si sente reale. Afferma Winnicott: "Una parte essenziale della mia teoria è che il 'vero Sé' non diventa una realtà vivente se non come conseguenza del ripetuto successo della madre nell'andare incontro al gesto spontaneo o all'allucinazione sensoriale dell'infante". Winnicott al contrario di Fairbain non rinuncia all'idea di un narcisismo primario. In questo senso egli rimane fedele all'ipotesi freudiana secondo la quale le pulsioni all'inizio non hanno oggetto. Per Winnicott esiste, all'inizio, uno stato non comunicativo, una incapacità da parte del bambino di mettersi in relazione con gli oggetti; non solo, ma lo stato originario della psiche è concepito come stato di non integrazione, concezione che l'attuale ricerca sviluppata dall'Infant Research ha disconfermato pienamente. La psicosi origina nelle prime fasi dello sviluppo infantile, quando il bambino non può contare sulle cure di una madre "sufficientemente buona" che si adatti alle sue necessità. Un maternage sufficientemente buono consente al bambino di costruirsi un Io e una personalità unitaria. In mancanza di tale maternage il bambino non può progredire oltre lo stadio originario di non integrazione. Il terapeuta dinanzi alla psicosi deve modificare la tecnica dell'analisi classica: egli deve permettere al paziente di regredire (regressione terapeutica) fino al momento in cui si è verificata la discontinuità dello sviluppo, il crollo. L'analista, su cui vengono proiettate le esigenze del paziente, deve ricoprire un ruolo materno adattativo e soddisfare quel bisogno di cure che possa innescare un nuovo sviluppo della personalità. A proposito dei soggetti psicotici Winnicott afferma: "La struttura di personalità non è qui basata su solide fondamenta; nei confronti di questo gruppo di pazienti va sicuramente preferito l'aspetto della cura e dell'assistenza (management), e a volte con questi pazienti è necessario sospendere per lunghi periodi il lavoro analitico consueto". Solo dopo che tale lavoro di cura e assistenza è terminato ed il paziente possiede un "Io integro" capace di "sperimentare gli impulsi dell'Es" è possibile procedere con l'analisi classica. Compito del terapeuta è far si che il "Vero Sé", nascosto dietro l'adattamento alle esigenze ed aspettative del mondo esterno, possa emergere e svilupparsi autenticamente. Winnicott aveva una concezione fondamentalmente positiva della natura umana che si esprime nella sua affermazione: "Condizione necessaria per poter compiere il lavoro analitico è che l'analista creda fermamente nella natura umana e nel processo evolutivo, ciò che viene immediatamente avvertito dal paziente".

 

LA PSICOLOGIA ANALITICA IUNGHIANA


Carl Gustav Jung (1875-1961) La psicoanalisi può essere considerata come un grosso albero con tanti rami, ciascuno dei quali può essere inteso come il tentativo di spiegare una parte di quel complesso fenomeno che è la psiche umana. E, dunque, nessuna teoria può essere considerata completa ed esaustiva o "migliore" rispetto ad altre. Nessuno, come Carl Gustav Jung, ha sottolineato, con molto anticipo sulle acquisizioni della epistemologia contemporanea, l'impossibilità di assolutizzare qualsiasi teoria psicologica e di poter formulare una teoria universale in psicologia considerando l'irriducibilità e inesauribilità della psiche stessa, e nessuno, come lui, ha rilevato come l'indagine psicologica è sempre legata a motivi autobiografici. Tutta la sua opera è attraversata da una dimensione relativistica e problematizzante, che costituisce uno degli aspetti più attuali della sua teoria, e dalla necessità di conciliare gli opposti e di rifiutare qualsiasi posizione unilaterale. Freud fu il primo a parlare di inconscio e rimozione. Questi due concetti costituiscono, attualmente, un modello ancora valido ed esplicativo dei fenomeni della vita mentale. Fu sul concetto d'inconscio, ma sopra tutto su quello di libido, intesa fondamentalmente come sessualità, che Jung, l'allievo cui il fondatore della psicoanalisi aveva deciso di affidare i destini della nuova scienza da lui elaborata, entrò in aperto contrasto con il maestro. Egli formulò una teoria dell'inconscio che va oltre la dimensione del singolo e una concezione della dinamica psichica indipendente dalla teoria degli stadi della libido sessuale (Trasformazioni e simboli della libido-1911). Per Jung l'inconscio non è solo l'insieme delle esperienze infantili rimosse, ma anche la psiche oggettiva, costituita, cioè, dalla sedimentazione delle esperienze della specie umana. L' "Inconscio collettivo" esprime, attraverso le immagini archetipiche, contenuti che riguardano non la sin gola persona ma l'intera specie. E' probabile che l'individuo, lungo il corso della vita, entri in contatto, come era accaduto allo stesso Jung, con l' "inconscio collettivo", confrontandosi con il quale, egli amplifica i vissuti personali e, talora, esce trasformato. Tale fenomeno può essere attivato anche dal processo analitico. L' "inconscio collettivo" ha una funzione adattativa della psiche dinanzi ad angosce fondamentali che rischierebbero di disintegrare l'identità della persona. Il concetto di inconscio collettivo, in cui tutti ci bagniamo, e quello di individuazione costituiscono i cardini della psicologia analitica iunghiana. Jung ha posto in rilievo la necessità imprescindibile per ogni essere umano di diventare persona e di realizzarsi come tale, posizione comune a quella di altri autori, quali Kurt Goldstein, Karen Hornay, Erich Fromm, Abraham Maslow. Per Jung, però, tale processo avviene fondamentalmente nella seconda parte della vita, mentre, per gli autori della Psicoanalisi Culturalista e della Psicologia Umanistica, l'integrazione e la realizzazione di Sé sono un bisogno emergente fin dalle prime fasi della esistenza. Jung è stato tra i primi ad interessarsi alla mezza età, sottolineando che questa fase non rappresenta il semplice consolidamento delle conquiste dell'adolescenza, ma un momento potenziale di svolta per lo sviluppo della personalità (in questa fase, infatti, può svilupparsi quella "funzione" psichica che è rimasta trascurata nella prima fase della vita). La concezione della personalità sviluppata da Jung è molto complessa e la sua particolarità è nel fatto che essa utilizza concetti che vogliono sempre esplicitare le diverse modalità del rapporto con l'inconscio. Infatti, per Jung, non avrebbe senso un'analisi che si limitasse ad un riassetto razionale della persona senza un contatto con le profondità della psiche. Per Jung, a differenza di Freud, non si tratta di far dominare l'Io là dove era l'Es, ma di stabilire un dialogo tra le parti, tra conscio ed inconscio. Persona è la componente della personalità che consente una mediazione tra il singolo e il mondo esterno: "è una maschera che simula l'individualità, che fa credere agli altri che chi la porta sia individuale ed egli stesso vi crede , mentre non si tratta che di una parte rappresentata in teatro". Il rischio è che l'io si identifichi totalmente con la "persona" in un adattamento conformistico alla realtà. Con il concetto di "persona", Jung volle sottolineare il modo in cui l'individuo si lascia forgiare dall'ambiente, in termini di un Io sociale che nasconde un Sé interno. Questa sottolineatura introduce una dimensione relazionale (relativa cioè al ruolo dei fattori interpersonali e dell'ambiente sullo sviluppo della personalità) nell'opera iunghiana, il cui impianto teorico rimane, però, fondamentalmente intrapsichico. L'Io è inteso come uno dei tanti complessi che compongono la coscienza. scrive , pertanto, Jung:"Per "Io" intendo un complesso di rappresentazioni che per me costituisce il centro del campo dewlla mia coscienza e che mi sembra possedere un alto grado di continuità e di identità con se stesso [...] Tuttavia, poiché l'Io è solo il centro del campo della mia coscienza, esso non è identico alla totalità della mia psiche, ma è soltanto un complesso tra altri complessi. distinguo quindi fra l'Io e il Sé , in quanto l'Io è solo il soggetto della mia coscienza, mentre il Sé è il soggetto della mia psiche totale, quindi anche di quella inconscia. in questo senso il Sé sarebbe un'entità (ideale) che include l'Io"(Tipi psicologici-1921) Il è definito da Jung come "centralità psichica", una realtà che è alla base di tutte le funzioni psichiche. Immagini del Sé compaiono spontaneamente nelle produzioni oniriche e nelle fantasie spontanee dei pazienti, e alla loro apparizione consegue un miglioramento inaspettato delle condizioni psichiche del soggetto. L'Io e il Sé nella acuta e "temperata" revisione di Mario Trevi (la polarità Io-Sé non è una entità ontologica ma piuttosto un modello interpretativo e, quindi, costruttivo della psichica) costituiscono una polarità nel senso che ciascuno rimanda all'altro e lo contiene come suo centro dinamico: il Sé è strettamente correlato con l'io "senza il quale nulla il Sé potrebbe essere, o meglio 'eventuarsi', così come l'Io nulla potrebbe essere senza il Sé, soprattutto nulla potrebbe divenire, perché il Sé  è il suo centro, la sua origine, il suo orizzonte e la sua guida"(L'altra lettura di Jung-1988). L'Ombra può essere considerata come l'opposto dell'immagine esteriore: è costituita, infatti, dagli aspetti della personalità disapprovati dal Super-Io e dalla coscienza collettiva. L'Ombra viene rimossa dalla coscienza e proiettata, difensivamente, su persone e situazioni del mondo esterno che si prestino, per le loro caratteristiche, ad essere oggetto di tali proiezioni. L'Ombra, in quanto inconscia, acquista un'autonomia ed una vita proprie, capaci di destrutturare il soggetto allorché essa emerge, improvvisamente, in tutta la sua forza. Per Jung, "l'Ombra è un problema morale che mette alla prova l'intera personalità dell'Io; nessuno infatti può prendere coscienza dell'ombra senza una notevole applicazione di risolutezza morale". Occorre , infatti, molto coraggio per affrontare le nostre profonde oscurità. L'Ombra è la dimensione opposta del nostro Io-sociale ; ha, dunque, una funzione compensatrice rispetto alla coscienza che tende alla unilateralità. La dimensione polare (l'enantiodromia eraclitea) dell'esistenza attraversa tutta l'opera iunghiana e si esprime anche nel tema del maschile e femminile. "Anima" è l'immagine del femminile che ogni essere umano di sesso maschile ha interiorizzato; "Animus" è l'immagine di sesso maschile che ogni essere umano di sesso femminile ha interiorizzato. Quanto più un uomo presenta un atteggiamento virile verso l'esterno, tanto più i tratti femminili compaiono nell'inconscio, nell'anima. Ugualmente, quanto più una donna presenta all'esterno tratti femminili, tanto più è caratterizzata da una componente di animus all'interno. Ma Anima ha anche un significato più generale: designa, infatti, l'interiorità del soggetto e si contrappone al termine Persona che indica l'atteggiamento verso l'esterno. Dice, infatti, Jung: "Io designo con il termine Persona l'atteggiamento verso l'esterno, il carattere esteriore; con il termine anima l'atteggiamento verso l'interno". Anche per l'anima vale, secondo Jung, il principio generale della polarità. Infatti, essa è complementare al carattere esteriore: "L'esperienza ci dice che l'anima suole contenere tutte le qualità genericamente umane che fanno difetto all'atteggiamento cosciente. […] Se la persona è intellettuale, l'anima è certamente sentimentale ". Jung è stato accusato spesso di misticismo, ma egli tiene a precisare che il suo è un metodo fondamentalmente osservativo, mai sconfinante nella metafisica, ma sempre aderente alla prassi concreta della clinica. Di qui la consapevolezza che ogni singolo caso è unico ed irripetibile, e, quindi, la necessità di adottare una modalità di approccio flessibile e anti pregiudiziale. Egli riconobbe anche, con molto anticipo su altri autori ed altri orientamenti terapeutici, come la terapia sia una situazione interpersonale che vede coinvolte la personalità e le reazioni sia dell'analista che dell'analizzando. A differenza del metodo causalistico di Freud, quello iunghiano si propone di cogliere la progettualità della psiche. L'analisi è un processo che vede coinvolte due persone reali: "paziente ed analista viaggiano insieme e la personalità di entrambi andrà trasferendosi nella dimensione psichica del rapporto".