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Info al paziente

Presentazione della produzione bibliografica della Dott.ssa Maria Felice Pacitto

L'uomo che provò a capire mente e cervello

Freud fra biologia, ermeneutica e neuroscienze
Copertina
di Maria Felice Pacitto - Ed. Guida editori

Dal Sentire all'essere

Dal Sentire all'essere
di Maria Felice Pacitto - Ed. Magi

Ingiustizia

Ingiustizia
di Maria Felice Pacitto - Ed. Alpes

Buoni si nasce, soggetti etici si diventa.

La costruzione della mente etica tra neuroscienze, filosofia, psicologia.

di Maria Felice Pacitto - Ed. Pendragon

L’affaire Althusser

L'affaire Althusser
di Maria Felice Pacitto - Ed. Aracne

 

LA PSICOTERAPIA DELLA GESTALT

La Psicoterapia della Gestalt (Pdg) si è sviluppata negli USA negli anni '50, nell'ambito del movimento della Psicologia Umanistica. Essa va distinta dalla psicologia della Gestalt nei confronti della quale è però debitrice di alcuni concetti (si veda, ad esempio, il concetto di totalità organismica, il concetto di figura-sfondo, il costrutto clinico di completamento delle gestalten incompiute). La Psicologia della Gestalt, la cui nascita risale ai primi decenni del'900 (Koffka, Köhler, Wertheimer), si occupò fondamentalmente dei processi percettivi, definendone i principi generali: la percezione è un processo organizzativo attivo; si percepisce sempre una totalità e non i singoli stimoli (il tutto viene prima della parti); vengono tendenzialmente percepite forme complete ed unitarie (nella percezione si completa ciò che manca); si tende a dare agli stimoli percepiti la forma migliore possibile e più semplice(legge della pregnanza). Questi ultimi principi sono di estremo interesse in quanto esprimono il bisogno fondamentale dell'essere umano alla coerenza, alla organizzazione, alla semplificazione. Un contributo fondamentale alla Pdg fu dato anche dalle teorie di Kurt Lewin, fertile pensatore della dinamica di gruppo, che introdusse il concetto di "campo". Non esiste un soggetto isolato dal campo, che è lo sfondo da cui emergono, di volta in volta, figure (elementi significativi per lui), che ritornano poi nello sfondo per far posto ad altre figure. La psicoterapia della Gestalt fu anche influenzata dalle filosofie fenomenologico-esistenziali e da quelle orientali. La sintesi di tali, diversi orientamenti fu opera di Fritz Perls, personalità devvero singolare, creativa e poliedrica. Psicoanalista, si era formato con Karen Hornay e Wihlelm Reich. Importanti furono per lui gli incontri con Martin Buber, Paul Tillich e Max Scheler. Neanche il campo dello spettacolo gli fu estraneo: da Reinhardt aveva imparato ad osservare la gestualità delle persone e a notare la congruenza tra le parole e i gesti. Fondamentale fu l'incontro con Kurt Goldstein che aveva elaborato la teoria "organismica" della personalità, basata sul principio fondamentale che l'organismo si comporta come un tutto (e non come un insieme di parti) orientato verso l'attualizzazione. La psicoterapia della gestalt fu il risultato dell'intreccio di molte componenti culturali. Tuttavia essa trovò una formulazione coerente già nel testo "Teoria e pratica della terapia della Gestalt" (1951), che Perls scrisse con la collaborazione di Hefferline e Goodman. La rottura di Perls con la psicoanalisi si consumò per la diversa considerazione attribuita alla fase della introiezione. Secondo Perls, tale fase esaurisce il suo compito evolutivo molto prima rispetto al tempo ipotizzato da Sigmund Freud e fa posto alla fase "dentale", fondamentale per lo sviluppo, in cui il bambino ha la possibilità di "aggredire", frantumare il cibo, assimilarlo e vomitarlo. Perls, come già aveva fatto Melanie Klein, anticipa l'aggressività ad una fase evolutiva significativamente anteriore a quella teorizzata dal fondatore della psicoanalisi che la poneva, invece, nella fase anale. Perls, con implicazioni cliniche non indifferenti, ridefinisce positivamentee l'aggressività: è un comportamento che consente al soggetto di differenziarsi, rendersi autonomo e diventare se stesso. La fase dentale può essere considerata una sorta di "precursore" della capacità dell'individuo di autoaffermarsi. Perls ha elaborato uno dei concetti più geniali della psicoterapia contemporanea: "il confine di contatto". In accordo con la riflessione fenomenologico-esistenziale, che va oltre la vecchia filosofia dell'isolamento e della sostanzialità, l'essere umano è concepito, fondamentalmente, come un essere relazionale ed esperienziale. (Il carattere processuale e dinamico dell'essere umano si evidenzia nel nuovo vocabolario usato: non più strutture psichiche ma funzioni: funzioni-Es del Sé, funzione-Io del Sé, funzione-personalità del Sé). La persona diventa se stessa facendo esperienza e l'esperienza si realizza al "confine di contatto", quella linea immaginaria che separa, ma unisce anche, il nostro organismo all'ambiente. Il confine non è mai stabile e rigido, ma fluido e mutevole: nel processo vitale si creano costantemente nuovi confini. La Gestalt vuole evidenziare il continuo processo alternato di presa di contatto e ritiro, che struttura la vita. E questo processo avviene nel "qui ed ora". Tralasciando il nodo relativo al modo in cui si debba concepire la relazione (nodo che è specificamente filosofico e che rimane centrale nella "questione Husserl-Heidegger"), la persona è concepita come un organismo che interagisce con il proprio ambiente (per ambiente si intende il generico mondo ma anche il Tu ) per soddisfare i suoi bisogni (i bisogni all'interno dell'organismo possono nascere dallo sfondo di gestalten rimaste aperte dal passato, da stimoli ambientali, da bisogni organici, ecc.). Un concetto fondamentale della Pdg è quello di figura-sfondo. L'organismo sano ha una adeguata percezione del confine, è in grado di cogliere e distinguere dallo sfondo una figura cioè un bisogno emergente, tende spontaneamente alla risoluzione di una gestalt e spontaneamente entra in contatto con l'ambiente. L'individuo disturbato fa confusione tra figura e sfondo, non sa cogliere ciò che per lui è in primo piano, non sa distinguere ciò che è prioritario. La consapevolezza di un bisogno (che corrisponde alla formazione di una figura chiara sullo sfondo) spinge l'organismo ad organizzare un'attività di soddisfazione del bisogno stesso, secondo un processo che è definito "ciclo di contatto" o, anche, di "autoregolazione organismica". Segue poi la fase di ritiro, che corrisponde alla assimilazione e al dissolvimento della figura sullo sfondo. A questo punto l'organismo è pronto a dare inizio ad un altro "ciclo di contatto", ad un'altra fase di ritiro, e così di seguito. Ogni volta che l'organismo non riesce a soddisfare un bisogno si interrompe una gestalt ed il contatto con l'ambiente. L'interruzione del ciclo di contatto costituisce un blocco della maturazione dell'organismo il quale si nutre del contatto con l'ambiente. L'interruzione del contatto avviene quando è bloccata l'eccitazione che dovrebbe sostenere l'azione nell'intero ciclo. L'energia che dovrebbe sostenere il processo viene utilizzata per bloccare il processo ed evitare il contatto. Il ciclo di contatto ha una durata e si sviluppa in una dimensione temporale secondo le quattro fasi già individuate da Perls- Goodman: pre-contatto, contatto, contatto finale, post-contatto. A seconda del momento (o fase) del ciclo di contatto in cui l'eccitazione viene bloccata, l'organismo mette in atto diverse modalità di resistenza al contatto stesso: confluenza, introiezione, proiezione, retroflessione. Esse sono sia meccanismi di interruzione (difese) sia stili di contatto con l'ambiente, correlabili con le categorie psicopatologiche descritte nella classificazione psichiatrica; offrono, dunque, numerose implicazioni diagnostiche e clinico-terapeutiche. Esse non sono di per sé negative; diventano patologiche se si cronicizzano. Nella confluenza viene a mancare la percezione del confine, si produce una identificazione tra organismo ed ambiente, tra Io e Tu. La persona confluente non sa chi è, non conosce le proprie possibilità né quelle degli altri, non sa prendere la necessaria distanza dalle cose e dagli altri e, dunque, non riesce a diventare autonomo. Nella introiezione, si lascia oltrepassare il proprio confine ed invadere il proprio organismo dall'ambiente (altri) con una forte compromissione dello sviluppo della propria autonomia. Si "ingeriscono", senza discriminazione, norme, valori, atteggiamenti, pensieri altrui. Nella introiezione mancano le dimensioni attiva e creativa del contatto sano. Nella proiezione è l'organismo che oltrepassa il confine, invade l'ambiente, attribuisce all'altro ciò che è suo. L'organismo tende a "rendere l'ambiente responsabile di tutto ciò che si origina nel sé". Nella retroflessione ad un certo momento dell'azione risolutoria, l'organismo, prima del contatto, inverte la direzione del proprio comportamene e rivolge l'energia verso se stesso. Nella retroflessione l'organismo fa a se stesso ciò che vorrebbe fare agli altri. Da tali presupposti teorici la Pdg ha sviluppato molte tecniche innovative che ne fanno una terapia esperienziale ed attiva: il continuum di consapevolezza (sensoriale ed emotivo), la "sedia-bollente", il monopsicodramma per il lavoro sui sogni, l'esperimento, il lavoro con la fantasia, il dialogo fra le varie parti del sé per l'integrazione delle polarità, l'attenzione alla congruenza tra linguaggio verbale e linguaggio del corpo, l'amplificazione di alcuni vissuti emotivi e sensoriali,ecc. La psicoterapia della gestalt è essenzialmente una terapia processuale ed esperienziale, attenta, cioè al processo che si sviluppa, nel "qui ed ora", all'interno della relazione intersoggettiva tra paziente e terapeuta. Il terapeuta, senza negare il valore del passato e della storia del paziente, porta l'attenzione sullo svolgimento processuale dell'esperienza, sui meccanismi che ostacolano la formazione delle gestalten ed interrompono il contatto, sulle emozioni e sensazioni emergenti; tutto ciò fa della terapia un'esperienza organismica e attuale. La Pdg, proprio perché attenta al processo del ciclo di contatto, che viene attivato in ogni seduta, pone in primo piano la qualità della relazione terapeutica. Si tratta di una relazione intersoggettiva, in cui paziente e terapeuta sono soggetti intenzionalmente attivi nella costruzione del campo condiviso di significati e risonanze emotive. Ciò è possibile perché all'interno della relazione terapeutica v'è un processo di co-regolazione reciproca e la stessa autoregolazione avviene all'interno di tale co-regolazione. La Pdg crea nel terapeuta una sensibilità speciale nello stabilire dove posizionare il confine e dove posizionarsi nel contatto con il paziente: crea cioè una particolare abilità a stabilire la giusta distanza dal paziente. Il terapeuta gestaltista consapevole dei suoi limiti e della sua fallibilità riconosce i suoi errori riconfermando il paziente nella sua dimensione di soggetto di pari valore. La Pdg, che non è un orientamento unitario, è attraversata attualmente da un vivace e profondo dibattito che la porta a revisioni critiche, al confronto e all'integrazione, anche, di costrutti teorici appartenenti ad altri orientamenti terapeutici. D'altra parte la Pdg nasce sì dalla genialità di Fritz Perls, ma è anche un prodotto determinato storicamente e culturalmente. Pertanto, non diversamente da altri orientamenti terapeutici, deve chiedersi che cosa dei vecchi insegnamenti è ancora valido e, dunque, sia da conservare, che cosa debba essere sviluppato e in quale direzione.


Kintsugi

Quando un oggetto in ceramica si rompe, lo si ripara con l’oro perché si è convinti che un “vaso rotto” possa diventare ancora più bello di quanto non lo fosse prima.
Una bella metafora della psicoterapia!

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